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BIOMECCANICA : IL CENTRO DI GRAVITA |
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BIOMECCANICA : IL CENTRO DI GRAVITA’
di Cristina Urbisaglia
Nell’articolo scorso ho introdotto il concetto di biomeccanica, analizzando sommariamente le principali forze che intervengono nella meccanica umana. Un argomento che è doveroso trattare in modo più dettagliato è la forza di gravità ed il suo punto di applicazione (baricentro), concetto basilare della meccanica intesa in senso lato, che comunque verrà spiegato e applicato nel contesto che a noi interessa: il corpo umano .
La forza di gravità è il risultato dell’azione dell’attrazione terrestre sui segmenti corporei. Possiamo considerare un corpo solido come un insieme di particelle pesanti, legate rigidamente le une alle altre. Poiché l’attrazione terrestre si esercita su tutte queste particelle, il corpo si può ricondurre ad un insieme di forze parallele che agiscono simultaneamente, le quali possono essere sostituite dalla loro risultante, che è la forza capace di effettuare da sola il lavoro dell’intero sistema di forze ed il cui punto d'applicazione è detto centro di gravità (punto G) o baricentro. Praticamente tutto accade come se l’intera massa del corpo fosse concentrata in quel solo punto G, che soggetto alla gravità terrestre, diviene il punto di applicazione della forza del peso del corpo.
Nella posizione eretta, il baricentro cade a livello della 3° vertebra sacrale. L’asse del corpo è ortogonale a quello trasversale, che collega le articolazioni dell’anca, e la loro intersezione avviene a livello della 3° vertebra sacrale. L’asse del corpo interseca, inoltre, l’asse trasversale delle articolazioni del ginocchio e quella tibio-astragalica. Riferendoci alla statica umana, il corpo, nella postura verticale, ha la necessità fisica di far cadere il baricentro del peso corporeo su un piano trapezoidale, costituito dalla posizione dei due piedi con i talloni ravvicinati e le piante leggermente divaricate. Tale piano viene definito base di appoggio, e si ottiene unendo i punti di contatto del corpo con il suolo: la stabilità di un corpo sarà tanto migliore quanto più la base di appoggio sarà grande ed il suo centro di gravità sarà basso.
Nella posizione eretta , con i piedi uniti, le parti del corpo, sovrapposte le une alle altre, risultano in un equilibrio poco stabile, poiché il baricentro cade all’interno di una base di appoggio ristretta, compresa tra le proiezioni delle teste dei femori sul suolo. Il corpo, quindi, tenderebbe a cadere in avanti se il tono muscolare non lo tenesse continuamente fermo nella posizione eretta, divaricando le gambe la base di appoggio diventa più ampia e l’equilibrio è ovviamente più stabile.
Alla perfetta posizione del baricentro del corpo collaborano le curve fisiologiche della colonna vertebrale. Qualora si determinino delle alterazioni dei tratti fisiologici delle curve di lordosi, cifosi e scoliosi, può modificarsi il punto del baricentro con conseguente difficoltà nel mantenimento della posizione eretta, sia a riposo che nel movimento deambulatorio e maggiormente nelle attività sportive. Altra difficoltà nel mantenere il baricentro e nel conservare la perfetta curvatura della colonna, è legata all’obesità del soggetto, nel quale il notevole peso dell’adipe ha gravi conseguenze sulla linea di carico della colonna e sulla statica del corpo. La colonna vertebrale, infatti, assume un atteggiamento ad arco, perché i segmenti cervicale e lombare sono sollecitati a rettificarsi, con conseguente spostamento del baricentro in avanti.
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Vediamo, attraverso l’analisi di alcune posizioni, come cambia la posizione del baricentro per mantenere l’equilibrio:
- nella flessione del busto in avanti, il bacino e gli arti inferiori vengono spostati all’indietro. Il corpo cadrebbe in avanti se il baricentro non venisse spostato, portando indietro il bacino. La verticale, calata dal centro di gravità, cade anteriormente all’asse trasversale dell’articolazione dell’anca.
- nell’inclinazione posteriore del tronco (iper-estensione) l’equilibrio viene assicurato dallo spostamento in avanti del bacino e degli arti inferiori. Il corpo cadrebbe all’indietro se il baricentro non venisse spostato portando avanti il bacino. La verticale, calata dal baricentro , cade posteriormente all’asse trasversale dell’articolazione dell’anca.
- nello scatto dello sprinter velocista, il corpo è talmente proiettato in avanti che il suo baricentro è posizionato nella parte alta dell’addome.
CRISTINA URBISAGLIA



