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LA FATICA SPORTIVA

LA FATICA SPORTIVA

IMPOSTAZIONE METODOLOGICA DEL CARICO FISICO:

 

ASPETTI BIO-PSICOLOGICI


(Prof. Mario CIAVARELLA)


La moderna teoria dell'allenamento, non può prescindere dalla valutazione obiettiva del valore (fatica) che le azioni sportive, producono sulle componenti biologiche e psicologiche dell'atleta. Conoscere il reale intervento che le azioni motorie determinano su queste due variabili é indispensabile per capire se quello che abbiamo predisposto nella progettazione di un piano di lavoro corrisponde, e in quale misura, al miglioramento delle capacità prestative atteso. In definitiva, si vuole valutare l'efficacia dell'allenamento in rapporto allo stato psico-fisico dell'atleta.
Biologicamente, la fatica dell'azione motoria viene individuata (particolarmente negli sport ciclici) con la stanchezza muscolare;
evidenziabile in gradi di minore o maggiore inabilità ed efficacia del gesto sportivo relativamente all'esaurimento energetico prodotto, così come mostrato nella tab.1.

DURATA ESERCIZI EFFETTI METABOLICI
da 0" a 5" consumo di ATP e CP
da 10" a 30" esaurimento di ATP e CP; aumento del lattato muscolare nelle fibre rapide e massimo accumulo di lattato nelle fibre lente
da 30" a 15' massimo accumulo di lattato; basso PH
da 15' a 60' deplezione totale di ATP e PC; esaurimento del glicogeno muscolare
da 60' a 360' ed oltre disidratazione; esaurimento del glicogeno epatico;
alterazione istologica
tab.1 Rapporto tra la durata delle esercitazioni e gli effetti metabolici
(da Saibene e al. 1986)

E' da valutare di conseguenza l'esercizio fisico che si effettua, o meglio la somma degli esercizi che vengono organizzati in forma successiva ed alternata e proposti all'atleta (il carico fisico).
Il carico fisico é quell'insieme di esercitazioni (sia fisiche che tecniche) che si effettuano per migliorare (adattare) le condizioni fisiche
dell'atleta su livelli più elevati di quelli precedentemente ottenuti. La componente carico é dipendente non solo dalla quantità degli esercizi effettuati, ma anche dall'intensità in cui si svolge tale esercitazione. Si determinano evidentemente, interventi affaticanti sui valori fisiologici basali (omeostatici) per fare acquisire, nei momenti di recupero, miglioramenti di compensazione fisiologica di rinforzo (supercompensazione), una sorta di predisposizione del fisico a sopportare in futuro tali carichi senza nuovi stress. Tante forme di stress affaticanti che sommati giornalmente ed a lungo termine fungono da pilastri per la costruzione delle capacità dell'atleta.

Se gli stress non dovessero essere recuperati, e dallo stato di stanchezza fisica periferica (muscolare) si giungesse in uno stato di stanchezza centrale, si perverebbe in una condizione di sovrallenamento (overtraining). Tale condizione, che può nascere dalla cattiva valutazione della somma dei carichi svolti e/o da recuperi insufficienti o inadatti, può deteminare una importante compromissione dello stato psicofisico dell'atleta, alterandone le motivazioni, l'emotività, le capacità
attentive, tecniche e prestative.
La componente psicologica é interessata da come il carico fisico viene interiorizzato, vissuto, e in che maniera sviluppa nell'atleta gli
adattamenti. Infatti dalle numerose esperienze sul campo, raccolte nei vari spazi sportivi, si sono evidenziate negli stessi atleti reazioni diverse a carichi già effettuati e conosciuti, a confermare che la variabile psicologica entra fortemente sul livello di adattamento. Pertanto le considerazioni (valutazioni) scientifiche a cui dobbiamo tendere per meglio finalizzare il lavoro dell'allenatore/educatore, non possono trascurare le analisi psicologiche, e temporali che possono presentarsi nei vari periodi
di allenamento. Bisogna comunque fare attenzione affinché le interpretazioni non siano troppo soggettive, in modo da fuorviare il lavoro dell'allenatore e farlo divenire troppo intuitivo e di fatto condizionato da temporanee realtà umorali che per definizione sono instabili ed irrazionali. Tale metodo non può che sviluppare, nell'atleta, stati di incertezza ed insicurezza certamente inidonei per il migliore approccio agli allenamenti ed alle gare.
Ogni atleta a seconda dell'attivazione mentale che mette nell'esercizio fisico ne determina, di conseguenza, l'efficacia. Lo sportivo evoluto deve, prioritariamente, tendere a regolare psichicamente i suoi stati emotivi, le pulsioni, stabilizzare le motivazioni e attivare l'attenzione sull'azione motoria (controllo dell'errore). Per tale motivo i processi mentali, nel piano di allenamento, debbono essere considerati, dall'atleta e dall'allenatore/educatore, come parti imprescindibili dell'evoluzione della prestazione. Quindi la progettazione di un piano di sviluppo prestativo deve passare attraverso studi che verifichino realmente e in modo continuativo, lo "stato psicofisico" dell'atleta. L'organizzazione del carico fisico deve essere (specie per gli atleti evoluti) quanto più individualizzata ed adattabile alle vicissitudini che si possono realizzare durante la fase esecutiva del progetto evolutivo.
Anche nei giovani atleti bisogna valutare la predisposizione psicologica alla sensazione di fatica (stress), che può essere aggravata da vari fattori esterni, come la scuola, la famiglia, difficoltà organizzative, ecc.. Generalmente gli stress di origine psicologica intervengono sul livello ormonale ipotalamo-ipofisi con le conseguenti disfunsioni dei vari organi ed apparati interessati.

Tale sovraccarico può quindi influire su:
- cambiamenti di umore;
- alterazione dell'attenzione;
- scarsa motivazione;
- prematura stanchezza
- aumento del numero e della gravità degli errori.

In questi casi, é opportuno effettuare la seduta di allenamento, con alcuni accorgimenti quali, cambio del tipo di riscaldamento (meglio se effettuato in forma ludica e con attività similari allo sport praticato; per es.: 15' di pallacanestro per i pallavolisti; alcuni passaggi e tiri di pallanuoto per i nuotatori, ecc.), variazione dell'obiettivo della seduta, rivalutazione dei momenti di recupero, analisi delle capacità psicologiche allo stress, esercitazioni sotto forma di gara individuale o di squadra, ed
altro ancora.
Con i giovani in particolar modo é utile valutare se é opportuno o meno insegnare e/o correggere elementi tecnici in stanchezza fisica e mentale; infatti é da considerare che gli elementi tecnici appresi in questo modo, il più delle volte, risultano essere assimilati in tempi lunghi e tendenti a livelli di efficacia scadenti. Per questo é bene che l'allenatore abbia sempre ben presente (vedi tab. 2) le fasi di sviluppo della fatica attraverso le quali l'esercizio si può svolgere.

FASE OTTIMALE (di apprendimento) l'attività viene svolta nei migliori stati psicofisici (previo riscaldamento) e risponde alle attuali condizione dell'atleta; la sua durata dipende dall'organizzazione del carico;

FASE COMPENSATIVA é la fase in cui i peggioramenti arrecati dall'impegno vengono compensati da una maggiore attivazione dei processi mentali (motivazione); iniziano a manifestarsi disturbi nell'azione; l'efficacia dell'allenamento é sempre più compromessa;

FASE DI SCADIMENTO PRESTATIVO il proseguire nell'allenamento conduce ad un progressivo scadimento con un notevole aumento degli errori; inficia il risultato dell'azione, ne altera il ritmo; può essere utile solo per valutare le capacità volitive dell'atleta (da sconsigliare nelle categorie giovanili);

FASE DI ESAURIMENTO (stress funzionali) é una fase altamente disturbante e stressante e di nessun aiuto; può essere determinata da un eccessivo sovraccarico fisico dovuto o da errori di programmazione (scarsa attenzione al recupero) o da importanti interventi esterni.
tab.2 Le fasi di sviluppo della fatica nell'allenamento (modificato da H. Kratzer 1998)

La fatica psico-fisica, quindi, si evidenzia secondo indici ben precisi:

* COGNITIVO-MOTORIO
- diminuzione delle capacità attentive;
- inferiori capacità oculo-manuali, di velocità;
- tempi di reazione non adeguati all'azione;
- scadente rappresentazione (qualità) dell'esercizio effettuato;

* EMOTIVO-MOTIVAZIONALE
- alterazione stati emotivi;
- tensione pulsiva accelerata e poco controllata;
- problemi sociali, reazioni affettive non adeguate e problemi di comunicazione, egocentrismo, eccitabilità ed irritabilità.

L'allenatore/educatore, in conclusione, deve controllare (ne ha l'opportunità) gli effetti dell'allenamento (carichi) attraverso i vari
indicatori psicologici della fatica. Interpretando sia i dati obiettivi che quelli soggettivi dell'atleta che a sua volta, deve favorire l'analisi
delle sue condizioni-sensazioni. L'atleta deve intervenire adeguatamente nella percezione dei dettami tecnici, riconoscendo più interiormente i vari fattori migliorando la sua percezione-attenzione sulla qualità del gesto sportivo. L'affinamento di queste capacità evolve l'atleta qualificandone il rendimento e ciò può essere favorito nel rapporto con l'allenatore che funge da osservatore deduttivo e stimolatore induttivo.

Nello specifico l'allenatore/educatore deve:
- analizzare il rendimento del proprio atleta;
- verificare gli effetti del carico;
- aumentare le motivazioni intrinseche ed estrinseche dell'attività sportiva comporta;
- sviluppare le abilità atletiche generali e speciali;
- organizzare strategie di carico e recupero per un più adeguato utilizzo del tempo di allenamento;
- favorire l'autoanalisi dell'atleta nei confronti dello stato esecutivo del gesto motorio.
Ottimizzare le risorse e sviluppare le potenzialità sono le abilità richieste ad un buon allenatore, che deve fungere da elemento cardine della crescita non solo dell'atleta ma anche dell'uomo.


Bibliografia essenziale
* Ciavarella M.,Strategie e pianificazione nell'allenamento
giovanile, Manuale Fipsas, Stilgrafica, Roma, 1999.
* Fox L.E., Bowers W. R., Foss L.M., Allenare allenarsi, P.S.E., Roma
1995.
* Martin D., Carl K., Lehnertz K., Manuale di teoria
dell'allenamento, S.S.S., Roma, 1997.
* McArdle W.D., Katch F. I., Katch V.L., Fisiologia applicata allo
sport, C.E.A., Milano, 1997.
* Saibene F., Rossi B., Cortili G., Fisiologia e psicologia degli
sport, Ed. Mondadori, Milano, 1986.
* Sassi A., Allenamento e sovrallenamento, E.E., Milano, 1997.
* AAVV, Psicologia per lo sport, SdS, supplemento al n°40, Ott-Dic
1997, 5-28.
* Kratzer H., Psicologia pratica per lo sport, SdS, n°41-42, Gen-Giu
1998, 71-81.

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CURRICULUM del prof. Mario Ciavarella,
nato a Foggia il 20/05/60

* Insegnante di Ed. Fisica dal 1982 (ha conseguito il diploma ISEF con lode);
* Allenatore di nuoto Pinnato dal 1983;
* Allena atleti di interesse Nazionale che hanno più volte indossato la maglia Nazionale di Nuoto Pinnato in manifestzioni Internazionali;
* Diplomato al corso biennale di specializzazione sportiva organizzato dal CONI, MPI, Isef L'Aquila e FIPSAS presso la Scuola dello Sport di Roma, conseguendo il diploma di maestro dello sport in Nuoto Pinnato ed Attività Subacquee con lode;
* Docente di Nuoto Pinnato dal 1987, ha tenuto vari corsi di istruzione tecnica per la qualifica di istruttore di nuoto pinnato su tutto il
territorio nazionale;
* Nel 1989 ha tenuto in Svezia a Stoccolma su incarico della Federazione, un corso di aggiornamento di una settimana per i tecnici federali della Nazionale Svedese;
* Nel 1997 ha tenuto in Croazia a Sisak su richiesta della Fed. Croata, un corso di aggiornamento per i tecnici federali della Nazionale Croata ed uno stage per la Nazionale maschile e femminile Croata;
* E' componente dello Staff Tecnico Nazionale di Nuoto Pinnato;
* E' stato relatore al 5° Convegno Internazionale di Nuoto Pinnato svoltesi a Ravenna l'1/3/96;
* Autore di diversi articoli pubblicati su riviste del settore e divulgative;
* E' autore di 3 testi didattici di avviamento alla subacquea per il conseguimento dei brevetti di 1ª-2ª-3ª stella CMAS (Confederazione Mondiale di Attività Subacquee);
* E' autore del testo Federale "Didattica e tecnica del nuoto pinnato" utilizzato per la preparazione degli istruttori di nuoto pinnato; Bologna Ottobre 1997.
* E' autore del testo Federale "Strategie e pianificazione dell'allenamento giovanile" ad uso dei corsi per allenatori di nuoto pinnato; Roma, Settembre 1999
* E' docente in corsi di formazione professionale, ENAIP Puglia.

 

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